“Impegnato con tutte le mie forze a sedurre, a distrarre, io credevo, parlando, di mettere in mostra dei tesori d’ingegno, ma questi tesori non vengono apprezzati se non con indifferenza; io sperpero le mie «qualità» per niente: tutto un fermento di affetti, di dottrine, di sapere, di squisitezza, tutta la briosità del mio io va a smorire, a smorzarsi in uno spazio inerte, come se - pensiero colpevole - la mia qualità superasse quella dell’oggetto amato, come se fossi in anticipo su di lui. Orbene, la relazione d’affetti è una macchina precisa; la coincidenza, la giustezza, nel senso musicale della parola, sono fondamentali al riguardo; ciò che è sfasato è di troppo: la mia parola non è propriamente un cascame, ma piuttosto una «giacenza»: ciò che non trova consumo immediato (che non entra in circolo) e che va al macero.”
Roland Barthes, “Frammenti di un discorso amoroso”. (via contrecoeur)

Note

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